Diario di corsa: storia di una ragazza che correva via da se stessa.

Eccomi di nuovo a correre, è passato un bel po’ di tempo: questa volta sono su una salita di un piccolo paesino in Sardegna. È la vacanza dopo la maturità, sono stata l’unica delle mie compagne a continuare a correre ma non per motivi molto nobili.

Da poco mi hanno detto che il mio modo di gestire il corpo e l’attività fisica non è propriamente “sano” e regolare. Mille etichette per definire un momento in cui forse il cibo e la corsa sarebbero dovute essere la mia ultima preoccupazione. Fine del liceo, incertezze sul futuro, grandi aspettative e una completa incapacità di gestire le emozioni. Era troppo: decisi di smettere di mangiare e di correre sempre di più, era la mia soluzione.

Insomma, sono su questa salita dove la mia testardaggine mi portava ogni mattina prima di andare in spiaggia. Non so cosa mi tiri avanti: è caldo, la strada è dura, ci sono diverse macchine e non ho energie. Ma non ho nessuna intenzione di mollare.

Accanto a me passano diverse auto di chi tranquillamente se ne sta in vacanza. Devo essere stata buffa da osservare: tutta sconvolta su quelle salite con i pantaloni lunghi anche d’estate.

È stato quello l’unico momento in cui la corsa oltre ad essere la mia miglior amica era anche la mia più grande nemica. Era un obbligo, un modo per fuggire da me stessa, per continuare a scomparire, era un’ossessione che consumava la mente e il corpo.

Non posso maledire quel momento. Lo posso riguardare con il sorriso, perché anche quelle salite dove decidevo di non ascoltarmi, mi hanno portato ad essere quella che sono.

Ma ancora c’è molto, molto da fare.
Questa è una storia d’amore a lieto fine.

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